Il sogno di noi poeti?

 

 

Del mecenate la carrozza

sognamo invano noi poeti

 

Fili d’oro e d’argento con forza

per passamano e galloni e di

pendenti ondeggianti frange

sostenute spalle tessiamo

 agli eterni versi

lieto annunciar del suo avvento

e del magnifico passar notarsi

la scia di benefica generosità

cui star notabilmente assisi

 

Come ghiotto boccone divorato

dal famelico mercante o colta

e nobile classe destituita dalle

volgari turbe svanì l’alta figura

 

Non ci son date da portar

comode e fibbiate scarpe

né i candidi calzari

Tra sfili e sfrangiati ricami

siamo agili cavalli dolci di

morso ma da tenere a freno

o spesso di trapelo

a sostener in salita

 l’intera umanità

nutriti d’inconsistente biada

magicamente

Danidannusa

per eterni versi grazie

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